“Poesia e Psicologia: il confronto Jung - Yeats” di Domenico Turco
(Articolo fornito da: Mondo3)
L’importanza di un elemento innato nella psicologia umana è presente nell’opera di Carl Gustav Jung (1875 - 1961). Nella psicologia dell’inconscio Jung sostiene che nella mente inconscia dell’uomo è presente una “memoria collettiva”, cioè la memoria primigenia, serbata nel mondo interiore del singolo, del cammino empirico evolutivo dell’umanità.Essa è attiva su un piano simbolico, nel senso che certi oggetti o configurazioni nel quotidiano suscitano un grande potere di attivazione simbolica e che tutti noi ci mostriamo sensibilmente interessati ad essi anche se non siamo in grado di spiegarci perchè. Solamente chi è sensibile esperto della dimensione spirituale o mentale, o forse il poeta, in quanto vincolato ad una tradizione mitopoietica che lo precede e lo precondiziona talvolta a livello subliminale, può rinvenire parte di questi significati reconditi e archetipici, avvertendone l’essenzialità.
È questo il fine del poeta William Butler Yeats nella storia delle sue opere, poetico-letterarie e saggistiche, che risentono di una concezione simile a quella junghiana. Esemplare di questa analogia è il trattato esoterico Una visione , in cui egli dà vita ad un compiuto sistema di archetipi, modellato sui simboli degli arcani maggiori e dei segni zodiacali, ma autonomo rispetto ad essi, con una complessa simbologia i cui segni si possono leggere anche nelle sue opere di poesia, intessute di antiche mitologie, parafrasando il concetto espresso ironicamente in A coat (”Un mantello”) lirica che rivela, pur nella trasfigurazione poetica, il tentativo di forgiare una sua mitologia citazionistica, in qualche modo, e archetipica, che, nell’apparente eclettismo di oggetti e configurazioni solipsistiche, ripete riferimenti simbolici comuni a tutte le culture dell’unica razza possibile: quella umana.
Jung e Yeats, ognuno nelle rispettive “scienze” - poesia e psicologia - riflettono un’analoga esigenza: scoprire nel mondo individuale una scheggia dell’ anima mundi umanistica, o, se preferite, una scintilla di conoscenza eterna e atemporale capace di trasformare in mito la banale tranquillità del quotidiano.
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