Il Motto di Spirito
Fin dal 1898 Sigmund Freud comincia ad occuparsi dei fenomeni psichici legati al linguaggio dell'inconscio. Nel 1900 esce il suo classico: «L'interpretazione dei sogni», nel 1904 la «Psicopatologia della vita quotidiana», e nel 1905 «Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio».
Sono tutti e tre scritti che concernono il cosiddetto Processo primario, vale a dire il complesso dei meccanismi comunicativi che caratterizzano il linguaggio dell'inconscio (analogia, condensazione, spostamento o metafora, ellissi, metonimia, equivalenza degli opposti, ecc.): fenomeni mentali che hanno lo scopo di nascondere alla coscienza vigile il reale contenuto di un sogno, o di un qualsiasi altro evento psichico legato a profonde pulsioni inconsce, come il lapsus e, appunto, il motto di spirito.
Ma vediamo in dettaglio il meccanismo del motto di spirito, così com'è descritto da Freud. Schematizzando, possiamo dire che l'autore di un motto di spirito (o battuta) formula un'idea attraverso il codice linguistico dei processi primari (quasi come se stesse, diciamo, "sognando ad occhi aperti"); tale idea viene poi espressa palesemente attraverso il linguaggio verbale naturale, che Freud classifica come "processo secondario", o cosciente. Dall'altra parte, l'ascoltatore opera il processo inverso di decodifica: dall'immagine verbale egli "scende" - inconsapevolmente o automaticamente - al suo contenuto primario o inconscio. Ciò che comunque è assolutamente indispensabile, secondo Freud, per connotare la battuta di un vero umorismo, ovvero, in altre parole, ciò che fa scatenare il riso, è il contenuto inconscio dell'immagine espressa verbalmente. Se questo contenuto è assente - come può accadere nei semplici "giochi di parole" arguti o semplicemente ben costruiti - allora manca l'effetto scatenante della risata liberatoria, così che si potrebbe dire che la battuta è "povera di umorismo".
Quali sono i contenuti del motto di spirito riuscito? Per chi conosce le teorie psicoanalitiche freudiane espresse in quegli stessi anni con i «Tre saggi sulla teoria sessuale», la risposta è semplice: il contenuto inconscio del motto di spirito efficace è sempre di natura sessuale. Come scrive C. Brenner: "La tecnica della battuta generalmente serve a provocare la liberazione, o lo scarico, di tendenze inconsce, le quali altrimenti non avrebbero avuto il permesso di esprimersi, o che, almeno, non avrebbero potuto esprimersi in maniera così completa. In parole povere, la "barzelletta" è quel meccanismo comunicativo che ci permette di esprimere pubblicamente fantasie e pulsioni sessuali, attenuandole e mascherandole attraverso il complesso codice dei processi primari, così da coinvolgere emotivamente gli ascoltatori in modo non traumatico e aggressivo, cioè senza cadere nella volgarità imbarazzante di un discorso esplicito e senza veli. Tutto questo senza che nessuno sia consapevole di ciò che sta realmente passando attraverso il discorso. Il fatto di essere compresi e di scatenare il riso implica ovviamente che chi ci ascolta è stato "toccato" nella sua sfera emotiva più profonda. Naturalmente esiste un ampio repertorio di battute: da quelle molto volgari a quelle del tutto innocenti.
È necessario pertanto osservare quanto segue: alcune delle più recenti critiche alla teoria psicoanalitica freudiana tendono a evidenziare il fatto che essa appare ormai "datata" e condizionata dallo specifico ambiente storico e culturale in cui vissero il celebre medico austriaco e i suoi pazienti. Ciò che all'epoca di Freud poteva suscitare scandalo e riprovazione, soprattutto nell'ambiente della borghesia "benpensante" che monopolizzava la cultura mitteleuropea di inizio secolo, è oggi sicuramente percepito con una sensibilità molto diversa, con meno difese emotive e pregiudizi morali.
I movimenti culturali di liberazione sessuale, soprattutto femministi, degli anni Sessanta, hanno aperto la strada a una spregiudicatezza di costumi e di linguaggio che è sotto gli occhi di tutti e su cui non è necessario soffermarsi. L'idea quindi che la battuta di spirito possa costituire una valvola di sfogo per la liberazione di cariche emotive represse di natura sessuale, è una teoria che può ancora essere recepita in senso generale, nel quadro complessivo delle teorie psicoanalitiche freudiane sulla natura dell'inconscio. Diverso è invece il valore da attribuire al concetto di repressione sessuale così come si manifesta oggi rispetto al mondo di un secolo fa. Ciò che è da criticare non è pertanto la teoria in sé - che nelle dovute proporzioni è in sé "scientificamente" ben fondata - ma la sua interpretazione letterale e dogmatica.
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