Natura diversifica e imita:
artificio imita e diversifica

Blaise Pascal

 

Dati gli elementi di un insieme, implicano diversità tutte quelle relazioni che un elemento non sviluppa con se stesso. Nel contesto delle scienze biologiche, l’ambiente può essere definito come “il dominio delle relazioni che implicano diversità”. Ogni essere vivente si differenzia nell’ambiente, senza rinunciare all’omologia con la specie d’origine. Tuttavia, l’uniformità esiste e si manifesta nella sostanziale somiglianza dei fenomeni vitali. Le teorie sull’evoluzione, indipendentemente dalla loro ragione storico-filosofica e scientifica, hanno avuto il compito di riconciliare questi due concetti. Come suggerito dal filosofo francese, l’artificiosità dell’opera umana, di per sé ispirata all’uniformità presente in natura, si diversifica per effetto della conoscenza scientifica. Al di là della giustificazione etica, questo non è sufficiente a determinare la liceità di tutte le scelte socio-politiche ed economiche fondate sull’utilizzo della ingegneria genetica. La scienza della complessità [1] divide i problemi tecnologici in due classi principali: a) quelli che possono essere risolti facilmente; b) quelli di cui è possibile soltanto controllare la soluzione proposta. Gli OGM (organismi geneticamente modificati) rappresentano l’esempio tipico di quest’ultima classe. Dato che la complessità poggia su fondamenta ragionevoli, ma non dimostrate, il principio di precauzione [2] fornisce gli orientamenti per stabilire il corretto equilibrio tra poteri politici, organi scientifici ed operatori economici nella protezione della salute umana.
Il Consiglio Europeo ritiene indispensabile disporre di un contesto di ricerca appropriato, nell’ambito del quale la valutazione del rischio biologico “…deve essere svolta in modo pluridisciplinare, contraddittorio, indipendente e trasparente” (punto 9 del testo citato).
Il focus dell’informazione sull’inquinamento genetico, quindi, dovrebbe abbandonare tanto l’area delle intuizioni soggettive, quanto quella dei dati statistici. Infatti, per far sì che la contaminazione ambientale sia minima, a tal punto da attribuirgli un ruolo semplicemente “ideologico”, si deve mettere l’opinione pubblica nelle condizioni di comprendere la reale capacità di controllo della scienza. Tullio Regge, del quale abbiamo condiviso sia la cautela che le perplessità espresse sull’applicazione del principio di precauzione [3], ha illustrato la necessità di arginare l’inferenza della statistica [4]. In effetti, ad uno strumento in grado di descrivere, misurare e controllare, ma che utilizza regole precodificate, dovrebbe sostituirsi un metodo analitico, dove siano gli stessi dati a far evolvere la messa a punto del modello. Ci riferiamo ai sistemi dinamici adattivi (ad esempio le reti neurali), per i quali l’errore è un fattore fondamentale e decisivo per accrescere la propria conoscenza. Il fisico Freeman Dyson scrive [5]: ”La progettazione dei genomi sarà una nuova forma d’arte, creativa quanto la pittura e la scultura”. L’ingegneria genetica tende a sostituirsi all’evoluzione biologica, come motore del cambiamento, riproponendo quel trasferimento genico orizzontale che aveva caratterizzato la fase evolutiva pre-darwiniana. Quest’ultima mostra una similitudine rispetto all’evoluzione culturale, iniziata 10 mila anni fa con l’Homo Sapiens e basata sullo scambio orizzontale di idee. Dato il declino della biologia riduzionista, dobbiamo attenderci che lo sviluppo della biodiversità, nella fauna e nella flora, sarà in futuro garantito soprattutto dall’omogeneità tra le varie forme di evoluzione, piuttosto che dalla varietà delle creazioni!

 

Ermanno De Fazi, medico, è Docente di Patologia generale (MED/04) – Anno Accademico 2004/’05 – Corso di Laurea in Tecnica della Riabilitazione psichiatrica – II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

 

Roberto Villa, ingegnere, è Docente di Informatica (INF/01) – Anno Accademico 2004/’05 – Corso di Laurea in Tecnica della Riabilitazione psichiatrica – II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

 

BIBLIOGRAFIA

 

[1] P. Zellini. Il calcolo e la scoperta della complessità. In: Caos e complessità. Ed. CUEN s.r.l. Napoli (1996)
[2] Bollettino UE, Allegato III: Risoluzione del Consiglio sul Principio di Precauzione (12 – 2000).
[3] T. Regge. I paraocchi sull’ambiente. La Repubblica (12 aprile 2002).
[4] T. Regge. “L’opinione” in: Le Scienze, n.421. Le Scienze S.p.A., Roma (2003).
[5] F. Dyson. L’interludio darwiniano. Tecnology Review (Edizione Italiana). Tech.Rev. Srl, anno XVII, n°3, Roma (2005).