RSS Saggi RSS Commenti 101 Saggi presenti in Archivio

Archivio di Agosto, 2004

“Che cos’è la Coscienza” di Giorgio Ortu

Il fisico matematico Roger Penrose afferma di non sapere cosa sia la coscienza; il neurologo Antonio Damasio la colloca nel sistema limbico. Forse Penrose non ha pensato al fatto che la coscienza è strettamente connessa al linguaggio, dipende anzi per la sua origine dal linguaggio stesso. Verso i diecimila anni fa, dopo che Cro-Magnon era apparso già da circa trentamila anni,  termina la formazione del linguaggio “astratto”(1) e comincia la rivoluzione neolitica: allora nasce anche la coscienza umana. Infatti,  se il linguaggio astratto ha permesso l’organizzazione del reale secondo una rigida struttura, consentendo quindi all’uomo un’esistenza “razionale”, nel passato non poteva esserci coscienza piena perchè la coscienza esiste solo laddove c’è un rapporto della mente a un oggetto stabile, che viene appunto colto dalla coscienza, e la “stabilità” degli oggetti, lo stesso oggetto, è data dall’organizzazione che il linguaggio fa della realtà.
Indietro nel tempo, oltre diecimila anni fa, e fino alle origini  di Cro-Magnon  c’era un linguaggio “concreto” (2) che come tale restituiva un mondo indeterminato, dove non esisteva appunto nulla di stabile e definito (3).
La “coscienza” dell’uomo del linguaggio concreto non era ovviamente la stessa dell’uomo neolitico. La prima scattava nella mente quando questi uomini parlavano il loro linguaggio primitivo e inconsapevolmente facevano cozzare le parole assonanti fino a produrre un “corto circuito di significato” che determinava l’emergere della coscienza. Era quindi una coscienza che compariva a tratti, intermittente.
La coscienza moderna si presenta alla mente dell’uomo con continuità, sebbene esistano dei tempi morti in cui essa è assente. Quest’ultimo caso avviene quando si parla o durante il compimento di operazioni automatiche (tipica è la guida dell’automobile). Si può quindi usare il linguaggio senza averne coscienza; per fortuna di solito si sbaglia e l’interlocutore interviene a correggere. Ma perchè  si sbaglia? Qui non è questione di lapsus freudiano, nel quale c’è invece la coscienza., e che di solito riguarda l’uso di una sola parola. Quel che conta, nell’errore che toglie la coscienza, è l’apparecchiatura della mente in quel determinato momento, ciò che si potrebbe chiamare il “set”, l’orientamento, che ha a che fare con programmi, desideri, bisogni, paure,  speranze, ecc., che prevalgono sul contesto linguistico determinando l’uso di parole sbagliate, e in cui giuoca un ruolo essenziale l’emozione.

(1) Per linguaggio astratto intendo quel linguaggio fatto di universali che consentono alle                                                                     parole di essere usate in contesti linguistici differenti. E’ il linguaggio che costruisce la                   realtà, dà vita a un mondo chiaro e ordinato.
(2) Per linguaggio concreto intendo un linguaggio in cui non esistono gli universali o le categorie, e quindi è un linguaggio fluttuante incapace di classificare il reale secondo strutture  forti, e dove la comunicazione avviene per via emozionale.
(3) E questo a differenza degli animali, i quali, pur privi di linguaggio articolato, vivono in un mondo “ordinato” grazie alla presenza in loro di “schemi” primordiali.

La coscienza come autocoscienza non è semplicemente la coscienza di sé, ma è questa coscienza con in più la coscienza simultanea dell’oggetto.  L’autocoscienza non sempre si accompagna a una coscienza diretta. Questo caso accade quando si è in presenza di  operazioni di tipo automatico che non necessitano della coscienza diretta (4). Nell’esempio della guida dell’automobile il guidatore può non essere cosciente della sua guida, ma può esserlo del paesaggio che attraversa, del traffico o della conversazione con un passeggero, e nel contempo essere cosciente di sé. Talvolta la coscienza-autocoscienza lampeggia, come quando riguarda il sé o l’Io e la situazione vissuta intesa come totalità o come “forma”.
La coscienza è soprattutto affare della mente e come tale essa ha soltanto un immediato fondamento cerebrale. Cioè, nasce dal cervello, ma poi diviene in gran parte autonoma. In presenza della coscienza il cervello infatti si attiva nelle aree deputate all’attenzione, nei lobi frontali responsabili delle facoltà intellettive, nelle aree del linguaggio, e certamente nelle aree delle emozioni (sistema limbico). Non esiste un’area specifica cerebrale che darebbe vita alla coscienza, ma esiste una cooperazione di aree capace di far sorgere la coscienza nei primi anni di vita.
La distruzione di aree corticali o sottocorticali può danneggiare la coscienza, tuttavia si tratta in questo caso semplicemente dell’assenza di un supporto materiale e non della distruzione della coscienza in se stessa.
La coscienza è situata in qualche parte del cervello, certo, ma nel senso che vi è semplicemente “adagiata” come facoltà mentale (5).
Si vuole ribadire insomma che la coscienza è sostanza mentale, sebbene come si è detto essa emerga dal cervello  nei primi anni di vita del bambino, grazie allo sviluppo della relazione linguaggio-emozioni, quindi con una interazione delle aree del linguaggio col sistema limbico. Una volta che essa si è ben strutturata formando la personalità dell’individuo, diciamo attorno ai 3 anni, diventa un potente motore dell’evoluzione successiva del bambino. Infatti, a partire dai 3 anni lo sviluppo del bambino diviene vertiginoso, perchè esso è guidato dalla coscienza, che orienta e determina la curiosità infantile, la socialità,  il giuoco ecc.
La coscienza-autocoscienza è ancora troppo giovane nella specie umana, e per questa ragione si può pensare che essa abbia la propria “sede” in aree sottocorticali del cervello,

(4) La coscienza diretta è il rapporto immediato dell’Io all’oggetto.
(5) Il caso dell’anestesia, che toglie la coscienza attraverso l’uso di farmaci che agiscono su aree corticali e sottocorticali, si spiega così con un “ripiegamento” della coscienza e una sua probabile collocazione in aree sottocorticali molto primitive, più primitive di quelle deputate alle emozioni, sicchè essa non può emergere.
come per esempio l’ipotalamo regolatore delle emozioni (6).
La coscienza infatti non potrebbe avere la sua “sede” in aree corticali perchè queste sono per natura incapaci senza la spinta delle emozioni di produrre pensiero o comportamento razionale, e la coscienza, “soft” per essenza, non reggerebbe di stare in “siti” così poco “rigidi”, cioè che sono particolarmente plastici,  come quelli delle zone corticali. Essa necessita di un contrappeso forte, e questo può essere dato solo dalle emozioni, che la tengono stretta a sé. Per questo la distruzione di aree sottocorticali in cui sono implicate le emozioni sembra che distrugga a sua volta la coscienza, ma è solo che essa non è “tenuta” più assieme dalle emozioni, ed è costretta a “scivolare” verso le aree corticali divenendo in tal modo molto indeterminata. E nessuno sa cosa sia una coscienza-autocoscienza “indeterminata”;  probabilmente si tratta di una coscienza “senza oggetto”, di una coscienza “pura” che non può essere comunicata dal soggetto, ma che pure esiste! Potrebbe essere qualcosa del tipo dell’Io che “naviga” in un mare indeterminato ed è in contatto solo con se stesso. Questa sarebbe la vera sfera assolutamente soggettiva della coscienza, non comunicabile ad altri, perchè la comunicazione sarebbe una determinazione della coscienza, ed essa diverrebbe allora coscienza-autocoscienza in rapporto a un oggetto.
Chiarito cosa sia la coscienza si tratta di porsi ora il problema del solipsismo. A un primo sguardo sembra che non ci sia nessuna garanzia epistemologica che la coscienza di un soggetto esista insieme a quella di altri soggetti e come tale venga percepita.

Costruiamo il discorso in questo modo:
(1)    non so se esistono altre coscienze oltre la mia, non basta comunicarlo;
(2)    per saperlo con certezza dovrei uscire fuori di me e andare a “toccare” le altre coscienze;
(3)    ma questo è impossibile. E tuttavia ci sono almeno due possibilità alternative: la prima è tecnologica e riguarda il futuro scenario in cui può realizzarsi il trasferimento delle menti umane in altri supporti materiali, nelle macchine cioè. La seconda possibilità è che se non vogliamo comprendere la coscienza umana come una coscienza divina che non si forma nel tempo, la coscienza essendo qualcosa che si sviluppa attraverso l’interazione tra soggetti umani, questi soggetti devono essere intesi tutti dotati di coscienza per evitare che una coscienza (poniamo che sia “1”) nasca da una non-coscienza (poniamo uno “0”).
(4)    Il punto “3” porta a concludere speculativamente ciò, che la possibilità è una categoria della modalità e quindi come tale possiede un principio di realtà per il suo rapporto col necessario.
(5)    Si può concludere dunque dicendo che grazie al concetto di possibilità si è data consistenza logico-teoretica alla negazione del solipsismo.
(6) Secondo quanto affermato da Kandel, Schwartz, Jessell (Essentials of Neural Science Behavior), Simon&Schuster, 1995, l’ipotalamo come regolatore delle emozioni potrebbe costituire il legame di queste con la corteccia cerebrale.

Esiste una possibilità di dimostrare che la coscienza è mentale e non materiale, ed è la capacità che soggetti privi all’apparenza di coscienza (7) a causa della distruzione di siti cerebrali sottocorticali hanno di recuperare la coscienza. Questa possibilità consiste concretamente nell’indurre in questi soggetti la pratica attiva della scrittura. La scrittura infatti è per sua natura fondamentalmente cosciente, perchè l’oggetto materiale di cui si ha coscienza è il pensiero stesso proiettato, ma è anche emozionale. In tal modo è possibile ricostituire un legame di attivazione delle aree corticali (attivate dall’operazione della scrittura) con settori del sistema limbico emozionale, reintroducendo così la coscienza in questi ultimi  “siti” cerebrali. E’ evidente che ciò è consentito dalla enorme plasticità del cervello che rende possibile l’attivazione di aree cerebrali vicine o simili a quelle distrutte che svolgono la stessa funzione di “ospitare” la coscienza. Queste aree cerebrali sottocorticali è probabile che siano collocabili nell’amigdala, che svolge un ruolo molto importante nell’espressione delle emozioni, come per esempio l’emozione della paura (8), ma anche esprime probabilmente il sentimento dell’attesa, e la coscienza non può fare a meno quando necessario di essere capace di un’attesa “razionale”, razionalità che è data dalla coscienza stessa nella sua collocazione presso l’amigdala. E riguardo alla paura, si può vedere che sia  la coscienza sia la paura sono caratterizzate  dalla determinatezza: la coscienza orienta e la paura è paura di un “oggetto” determinato.

(7) In questo caso, la coscienza si troverebbe in siti profondi cerebrali pre-emozionali.

(8) Kandel, Schwartz, Jessell, op.cit.

“Codice di Trasformazione” di Giorgio Ortu

In quest’articolo si costruisce un abbozzo di teoria della mente. La mente è vista come una produzione del cervello che poi diventa relativamente autonoma.  Per comprenderne la genesi è necessario partire dal feto in formazione. Prima della nascita, e ovviamente dopo la formazione del cervello,  gli stimoli più importanti per il feto  sono quelli tattili e quelli uditivi.  Ma vengono attivate le aree del cervello minore legate all’immaginazione,  prodotte a loro volta dall’attivazione soprattutto delle aree uditive e delle  aree emozionali. L’attivazione dell’immaginazione consente quasi certamente l’attivazione anche della corteccia visiva, sicchè si può dire che il feto maturo abbia una qualche “nozione” inconscia di cosa sia lo spazio in forma di schema. Questo schema produce a sua volta l’ingresso del tempo nella mente del feto. Per questo alla nascita il bambino è equipaggiato per apprendere da solo le idee di spazio e di tempo, e ad ascoltare le parole. Tutto ciò significa che in seguito le aree linguistiche avranno un rapporto molto importante con le aree dell’immaginazione (cervello minore) , del pensiero (lobi frontali), e dell’emozione (ipotalamo e amigdala).
Questa è dunque l’apparecchiatura che è in possesso del feto prima della nascita. Apparecchiatura che rende il feto un essere già piuttosto complesso.
Ma alla nascita accade un fatto decisivo, perchè il feto viene letteralmente “alla luce”. E questa “esplosione” di luce in cui si viene a trovare immerso il bambino potrebbe determinare un’attivazione generale della corteccia tale da produrre una “scarica” ellettromagnetica  dando origine a una prima forma di coscienza. Dunque la mente del neonato comincia ad ampliarsi. La coscienza è in origine legata alla luce, alla visione, e si tratta di un legame altamente emozionale, per questo la collocazione della coscienza sembra essere l’area del sistema limbico deputata alle emozioni. Anche perchè essendo di recente formazione (diciamo a partire dal Neolitico) la coscienza non potrebbe reggere in una posizione corticale, ne verrebbe spazzata via per la sua “leggerezza” di contro alla materialità del cervello;  anche in seguito la coscienza troverà la propria collocazione nelle aree emozionali del sistema limbico, perchè quelle corticali non le consentirebbero quella energia e quella “spinta” di cui essa ha bisogno  e che è necessaria per attivare il pensiero.
Come si vede, sebbene la coscienza abbia dei presupposti nella esistenza della mente già nel feto maturo, la sua origine è una specie di salto quantico, perchè nasce in un certo senso dal  “nulla”. Da ciò si potrebbe pensare che lo stesso cervello sia quantistico.
E’ evidente che la coscienza si sviluppa nei primi anni di vita, e il suo processo di sviluppo ha termine intorno ai tre anni.  Il cervello che ha un campo elettromagnetico quindi produce a sua volta, a partire dall’attivazione della coscienza alla nascita, un corrispondente campo elettromagnetico della mente, il quale a sua volta sarà capace di agire sul cervello sottostante. Alla coscienza  sono essenziali lo stupore e l’attesa, ed è facile immaginare lo stupore del neonato alla vista della luce, e la sua “attesa” di altri eventi: il suo pianto prolungato indicherebbe quindi l’origine della coscienza e l’attesa… Un altro aspetto dell’attesa e dello stupore si presenta quando si è addormentati o insonnoliti in un ambiente buio e nel quale improvvisamente si faccia luce. Qui “esplode” la coscienza.
Se dunque la coscienza nasce dal cervello, essa risulta essenziale per l’esistenza del soggetto, perchè è soltanto mediante la mente e la coscienza che sono possibili il pensiero e l’immaginazione. Certo c’è un pensiero inconscio, ma ora non interessa. La teoria computazionale della mente dice che la  mente e la coscienza sono il software che gira sull’hardware costituito dal cervello. Ma poichè il software non può modificare l’hardware questa è una teoria che qui si respinge, per il semplice fatto che si  assume che la mente  determina  il cervello a produrre vie di scorrimento dei mediatori chimici, ed è capace di “cercare” e “costruirsi” le idee. Inoltre, affinchè questa teoria fosse verosimile  dovrebbe parlare di energia elettromagnetica del cervello trasferita alla mente, e dovrebbe riuscire a trarre fuori  i meccanismi capaci di tradurre le sinapsi del cervello in idee, pensieri  e immaginazioni. Ma questo ovviamente non è possibile a causa della concezione deterministica  con cui viene interpretato il pensiero e lo stesso cervello.
Sembra invece che la “lettura” che la mente compie  dei processi elettro-chimici che avvengono nei neuroni  trasformandoli  in idee, pensieri e immagini (ma non emozioni, perchè di fronte a queste noi siamo passivi, le subiamo), sia possibile perchè la mente è sostanza che contiene  il magnetismo, o l’elettromagnetismo presente nel cervello. La “lettura” a opera della mente è inconscia e immediata, il soggetto non si accorge, non sa attraverso quale schema ciò possa avvenire. Ed è naturale che sia così, perchè altrimenti si penserebbe in modo molto più lento e macchinoso.
Per capire il processo attraverso il quale la mente  legge i circuiti elettrochimici dei neuroni occorre considerare la corteccia uditiva, quella tattile e quella visiva, e infine le aree del linguaggio. Mentre l’emozione è immediatamente cosciente.
Per scoprirlo bisogna conoscere quale tipo di mediatori chimici operano in queste aree, quando siano attivate da sole e quando lo siano insieme, e le corrispondenti ideazioni del soggetto. Allora è necessario scoprire anzitutto nel neonato i  “pensieri” e le immagini che gli passano dinanzi nella mente quando sono attivate le aree di cui sopra e intervengono i mediatori chimici.  Si  può cominciare con stimoli semplici che riguardano le emozioni, per esempio l’induzione di gioia e paura (utilizzando stimoli visivi, tattili, uditivi), che possono venire osservate direttamente. Da queste emozioni si può arrivare a osservare le aree corticali associate che vengono attivate. Oppure ancora dopo si può provare a stimolare l’immaginazione mediante “giochi” di comparsa e scomparsa di oggetti sospesi in aria, ecc. Tutto ciò consente di costruire per tentativi successivi una sorta di “alfabeto” dei mediatori chimici. E’ evidente che essendo difficile comunicare col neonato si tratterà soprattutto di interpretazioni ripetute.
Per questo  è necessario  passare a un soggetto di esperimento adulto, col quale si può dialogare. Si può chiedere al soggetto di richiamare alla memoria un fatto non traumatico, un’esperienza neutra, e si attiveranno le aree del ricordo e i lobi intellettivi. Quindi  attraverso l’osservazione  successiva di stati corticali e subcorticali legati a  pensieri,  immagini e emozioni specifici, è possibile risalire a un “codice di attivazione” di pensieri-immagini che la mente  utilizza per trasformare  l’elettro-chimica delle sinapsi in qualcosa di immateriale, nel senso di non corposo, non palpabile direttamente, cioè in idee. Appare così evidente che la mente nel processo di ideazione non è passiva, non riceve semplicemente le idee dal cervello, ma le cerca, anzi le costruisce. Quindi il parallelismo non esiste.
Questo codice di attivazione deve essere per forza di natura elettromagnetica.  Vale a dire è il modo in cui la mente, in modo inconscio, agisce sulla sua base cerebrale. Il risultato come pensiero è infine cosciente.
Si tratta di un vero e proprio codice di trasformazione che si è formato attraverso l’associazione nei primi due o tre anni di vita di stimoli che agiscono su aree specifiche del cervello corticale e l’emozionalità. Questo codice è costituito  di uno “schema” generale di pensiero altamente energetico. Lo schema stesso poi consente la traduzione in idee e pensieri attraverso il rapporto con le tracce di memoria dei mediatori chimici specifici  depositate nella corteccia. Si tratta di un processo  istantaneo, dalla lettura al pensiero corrispondente.
E’ ovvio che questo è un risultato del processo evolutivo, legato quindi molto intensamente alla formazione del linguaggio e all’emergere delle emozioni. Questo codice è evidentemente universale, vale per tutti gli uomini. Esso si può condensare molto probabilmente in una formula: la formula del pensiero!
Ma chiediamoci: è utile conoscere la formula del pensiero? Non si incepperebbe lo stesso processo del pensiero se essa si conoscesse? Insomma, la coscienza della formula potrebbe bloccare il farsi dell’ideazione, e questa potrebbe diventare macchinosa, accidentata. Forse allora non conviene? Sembra una cosa utile che non sarebbe d’impaccio al corso dei pensieri, perchè questa formula è costituita  di uno schema generale, capace di applicarsi al chimismo cerebrale proprio come schema o “figura”, non invece qualcosa fatto di determinatezza, di specificità.
Questa formula è il “cuore” della vita pulsante di ogni individuo, ed è puramente mentale, e sembra anche mostrare che per il suo tramite il rapporto mente-cervello è di tipo quantistico, perchè il “salto” ontologico che si viene a creare tra mente e cervello   quando la mente costruisce pensieri attivando settori del cervello (o quando lo stesso cervello si attiva autonomamente a seguito di stimoli esterni),  indica che  da un’area specifica, poniamo quella dell’immaginazione (con attivazione in settori del cervello minore e delle aree visive), si attivano immediatamente altre aree, poniamo le aree dei lobi frontali, proprio con un “salto” quantistico, passando istantaneamente da un settore a un altro. Anche la plasticità del cervello, la sua capacità per esempio di ricostruire vie di scorrimento delle sinapsi dopo che queste siano state distrutte, indicherebbe  la quantisticità del cervello. Dunque  anche se ci sono “vie di scorrimento” preferite dei mediatori chimici,  o degli impulsi elettrici,  i salti da un gruppo di neuroni a un altro fanno a meno delle vie di scorrimento usuali. (E non dovrebbe essere difficile scoprire i salti quantici: basterebbe per esempio l’osservazione del passaggio della mente  da un percorso di razionalità argomentativa basato sul corrispondente stato cerebrale corticale, a uno stato altamente emozionale in cui essa percepisce una forte emozione collegata al ragionamento precedente. Si dovrebbe osservare proprio un’attivazione immediata senza via di scorrimento continua degli stati sottocorticali delle emozioni).
L’idea che le “reti neurali” siano un modello realistico del funzionamento del cervello  è  del tutto falsa, perchè si tratta di artefatti del tutto astratti non solo dalla complessità di un organismo vivente, ma anche dall’articolazione cervello-mente che complica molto le cose. Come del tutto falsa si è visto essere l’idea che esista un parallelismo mente-cervello. Oggi il parallelismo è di moda, ma le mode passano in fretta. In questa critica al parallelismo sono in buona compagnia, Goedel per esempio. La mente quindi è dotata di autonomia. Cioè si può pensare anche senza operare alcun collegamento col cervello, ovvero
senza che intervenga il codice di trasformazione. La mente  è ben attrezzata quanto a possesso di idee pensieri e immagini,  che come tali godono di vita autonoma. Essa funziona secondo regole che risalgono alla teoria psicoanalitica (la teoria sulla mente più completa finora) e alla psicologia della Gestalt. Sembra ovvio che le regole di funzionamento del pensiero in senso lato quando esiste interazione col cervello siano più complesse di quelle puramente mentali. Ma è un fatto che senza l’apporto del cervello l’ideazione sia più debole e talvolta vaga. Se ne può dedurre che il campo elettromagnetico che forma la mente sia meno intenso di quello che si forma nel cervello, e per questo finora è sfuggito alle misurazioni (ma certo anche perchè non lo si è mai cercato!). Per rilevarlo occorrono apparecchiature molto sensibili; e forse il rapporto tra i due campi è dell’ordine di 1 a 100 o addirittura di 1 a 1000.

Per tornare agli esperimenti col neonato occorre dire che essi vanno fatti con molta cautela per evitare che insorgano traumi difficili da risolvere. D’altra parte, a questo livello di conoscenze sperimentali, abbiamo visto che è necessario  anche ricorrere agli adulti. In questi il codice ricercato è ovviamente già formato.  Vediamo ancora più in dettaglio. Si ponga dunque il  soggetto volontario in una stanza spoglia, con luce di media intensità che viene dal soffitto. Il soggetto è sdraiato su una poltrona semplice. Dopo aver spento la luce, questa viene improvvisamente riaccesa con forte intensità.
Qui occorre cercare che cosa si attiva nelle aree della corteccia tattile (il corpo sdraiato sul divano), nelle aree della corteccia visiva, nei lobi frontali e nelle aree del cervello destro deputate all’immaginazione. Poichè è possibile che il soggetto parli, occorre osservare anche la corteccia linguistica; ma non occorre dimenticare le aree emozionali. Si può invitare il soggetto a “cercare” nel cervello determinate cose, certi pensieri nuovi a partire da eventi noti del passato, utlizzando proprio un primo abbozzo di schema di trasformazione: questo schema può essere fatto di un’immagine tipo, qualcosa di molto generale da usare nella ricerca.
Nella figura in prima pagina si può notare il cervello umano avvolto da una ellisse e con un’altra ellisse più sopra. Il legame tra le due ellissi è dato da due canalini. L’ellisse superiore rappresenta il campo elettromagnetico della mente  che utilizza il codice di trasformazione per tradurre le sinapsi in pensieri, mentre dall’ellisse inferiore che avvolge il cervello parte un altro canale verso l’alto che rappresenta le idee i pensieri e le immagini ricavati grazie al codice e che finiscono nella mente, e di cui si prende coscienza.
Da questa sperimentazione su soggetti adulti volontari si può ricavare una conferma dei meccanismi neuronali elettrochimici già riscontrati nei neonati, e ciò costituisce un aiuto fondamentale per la ricerca del codice universale, il quale si è visto che consente di passare  dall’elettro-chimismo materiale al pensiero e all’immaginazione “immateriali” ed energetici.
Allora, quali sarebbero i vantaggi della scoperta del “codice di trasformazione”? Anzitutto si avrebbero dei sicuri avanzamenti sul piano dell’educazione al pensiero e dunque all’intelligenza. Si saprebbe che cosa determinati stimoli produrrebbero in termini di ideazioni, e quindi potrebbero essere stimolati maggiormente quei settori cerebrali capaci di attivare maggior pensiero. Non solo maggiore, ma anche più profondo pensiero, più razionale pensiero.
D’altra parte è anche evidente che qui è necessario un controllo sociale su tutte le attività di programmazione educative per evitare abusi e prevaricazioni da parte del potere o di qualsiasi altra entità pubblica o privata che sia. Perchè si aprirebbero campi enormi di possibilità di manipolazione dei cervelli e dunque delle menti, col rischio di “costruire” individui asserviti al potere e incapaci di pensiero autonomo.
Come sempre quindi è evidente che ogni avanzamento sul piano delle conoscenze può andare in una direzione o in un’altra: verso una crescita della libertà e del benessere soggettivo e sociale, oppure verso una regressione del tipo di società delle termiti…
Ma poichè l’uomo grazie all’articolazione mente-cervello è costituito di molta indeterminazione e dunque di libertà, si dovrebbe aver fiducia che le nuove conoscenze saranno usate per il suo bene, e non invece per un arretramento oscurantista che taglierebbe le gambe forse in modo definitivo a ogni sviluppo delle libertà e del progresso conoscitivo.
Tutta la storia dell’umanità insegna che gli uomini hanno resistito alle tirannie di ogni tipo, anche quando sembrava che esse fossero vincenti. Sempre c’è stata una reazione da qualche parte, indicativa anche quando a combattere fosse stata una sola persona. E la storia del XX secolo dimostra proprio che questa terribile battaglia per la libertà può essere vinta, sebbene si tratti di una battaglia che non si concluderà mai, almeno finchè l’uomo rimarrà sapiens, perchè le forze dell’oscurità sono sempre in agguato e pronte a colpire ogni autentico progresso. Perchè non bisogna dimenticare peraltro che il più grande nemico dell’uomo non sono né gli animali né tantomeno la natura, ma il nemico più pericoloso si annida nel suo essere più profondo, in quei meccanismi psicologici tipicamente umani che fanno resistenza alle novità e che inducono l’uomo a ripetere esperienze, per lo più negative, già percorse una volta. Ciascun essere umano quindi deve guardare dentro se stesso, e chiedersi se una dittatura poliziesca o una manipolazione delle menti a opera di un qualche potere non potrebbe essere evitata se soltanto lui fosse più razionale e accorto nei suoi comportamenti.

“Simmetrie e Sincronie spazio-temporali nel nuovo paradigma dell’informazione” di Paolo Manzelli

Premessa.

Nelle trasformazioni tra energia e materia si evolvono forme variamente complesse di interazione tra onde elettromagnetiche, generando strutture caotiche. In seguito il caos emergente in seguito a interazioni coerenti di risonanza , va ad assumere nell’ ambito di selezionati valori critici, un nuovo ordine superiore  di simmetrie spaziali e di sincronia  temporale  generato dalla comunicazione di sistemi di informazione coerente.

Per comprendere le difficoltà delle scienza ad ammettere la formazione di sistemi coerenti di informazione condivisa sia di livello locale che globale e’ necessario innanzitutto capire i limiti dei modelli scientifici derivanti da una  concettualita’ meccanica,  i quali risultano ormai  obsoleti, ogni qualvolta si voglia comprendere la realizzazione di processi di comunicazione di informazione che producono il coordinamento di simmetrie e sincronie  risonanti .
Pertanto per assurgere ad una maggiore completezza ed unitarieta’ del sapere, diviene oggi  necessario capire  la  formazione di  sinergie  spazio temporali tra mondo fenomenico e mondo del pensiero  cosi da poter realizzare una visione olistica delle scienza ,  la quale non potra’ fare  piu’ riferimento alla base concettuale della scienza meccanica classica, quella che cioe’ considera lo spazio ed il  tempo come  entita’ separate ed relativamente incommensurabili , come se esse pre-esistessero alle interazioni tra energia e materia ed informazione.
La non esistenza di uno spazio ed un tempo assoluti ed universali e’ conseguenza del fatto biologico che  una adeguata selezione di eventi vibrazionali provenienti dalle emissioni di onde di materia ed energia, viene recepita dai  ricettori sensoriali che inviano al cervello informazione sotto forma di impulsi elettromagnetici. Questi ultimi  vengono elaborati entro uno schema cognitivo spazio-temporale necessario ad organizzare cerebralmente la dinamica delle  informazioni che riceviamo dal mondo esterno. Spazio e tempo appartengono quindi ad un processo di descrizione relativamente capace di collocare le informazioni  sensoriali  in una rappresentazione biologica  correlabile alle capacita evolutive di  elaborazione della conoscenza proprie di ciascuna specie.
Sulla base di una tale premessa divengono concepibili nuovi orizzonti generativi delle scienza nel nuovo paradigma della informazione , proprio in quanto il soggetto e la sua capacita evolutiva di elaborazione del sapere vengono inclusi entro nuovo modello cognitivo, corrispondente a mettere in evidenza l’ articolazione sinergica del sistema globale di interazioni tra “Energia Materia ed Informazione”
Il cervello infatti attua la complementarietà tra la realtà del mondo esterno e la propria realta’ , producendo onde elettromagnetiche (rilevabili dall’’Elettro Encefalo Gramma) , che si pongono in risonanza con quelle provenienti dalla ricezione sensoriale dell’ osservabile. Le sinergie di interazione  tra questi due tipologie di provenienza delle onde elettromagnetiche permettono successivamente di indirizzare le attivita’ biochimiche di decodificazione e ri-codificazione della informazione nelle varie aree cerebrali, specializzatesi per attuare funzionalita’  biologiche complementari di  elaborazione  significativa della informazione . Il risultato complessivo delle  l’attività delle  singole aree cerebrali viene  infine “sincronizzato” secondo schemi spazio – temporali coerenti con la formazione mentale ed interpretativa , culturale e scientifica storicamente acquisita. Pertanto per attuare il necessario cambiamento  generativo della scienza contemporanea  , suggeriamo a quanti si accingano  oggi a re-interpretare il mondo fenomenico,  di evitare di pensarlo sulla base concettuale che ammetteva un netto distacco tra soggetto osservante ed oggetto osservato.  Infatti oggigiorno il dualismo mente e materia deve essere ricondotto a un sistema di comprensione scientifica meno riduzionistica, in quanto  fondamentalmente determinato sulla base dalle complesse interazioni tra Energia Materia ed Informazione.

Tracce di sviluppo concettuale della scienza nel secolo XX.
Gli sviluppi delle scienza del secolo scorso, che introducono alla comprensione della precedente premessa, sono molteplici. Tra i piu significativi ricordiamo il passaggio tra la meccanica classica alla quantistica. Quest’ultima in relazione alla ossevabilita del microcosmo  e’ stata costretta, sulla base delle relazioni di indeterminazione di W.Heisemberg, a mettere in crisi la distinzione tradizionale dello spazio dal tempo, la quale  permetteva una rigorosa separazione del mondo in soggetto conoscente ed oggetto conosciuto e di conseguenza di realizzare una formulazione apparentemente quantitativamente esatta delle  leggi causali della fisica classica.
Niels Bohr (1885- 1962) sulla base del principio di complementarieta’ tra osservabile ed osservatore, considero’ come il principio di indeterminazione poneva la necessita di una riflessione attenta sulle concezioni delle relativita’  spazio temporale introdotte da Einstein. Cio’  in quanto  il limite costante delle velocita di trasmissione e trasferimento della informazione,  non permetteva di concepire la simultaneità di eventi, quali ad es. quello di vedere con semplice  sguardo verso il cielo, le stelle di fatto situare a considerevole distanza dall’ osservatore. La riflessione critica sulla costanza della velocita’ delle onde elettromagnetiche relativamente al vuoto, divenne  pertanto un  elemento necessario per capire ch, nell’ ambito della  corrispondenza biunivoca tra osservato osservatore ,  l’ osservabile non puo’ essere considerata assolutamente oggettiva dato che la realtà conoscibile e’ solo  quella percepibile relativamente alla struttura biologica e cognitiva  dell’ osservatore. Di conseguenza per N.Bohr , una rigenerazione della scienza necessita   di un  immaginario scientifico creativo , capace di tenere in considerazione la complementarieta’ tra  il fattore biologico umano con una  rinnovata “Forma Mentis”  di riferimento concettuale  della scienza.
Albert Einstein (1879- 1955) fu contrario all’ idea che in sostanza fosse l’ osservatore quello che determina il conoscibile, come emergeva dall’ accettazione completa del  principio di complementerieta’ di N.Bohr.   Infatti Einstein non credeva alla possibilità di caratteristiche fisiche “non-oggettive”, ma riteneva che i valori delle osservabili esistessero oggettivamente nello spazio tempo, anche prima che se ne eseguisse la misura Lo spazio ed il tempo, se pur relativi nelle loro misurazioni in riferimento alla posizione variabile dell’ osservatore, per Einstein esistevano oggettivamente, indipendentemente dal fatto che venissero misurati o meno. Quindi per un criterio di realismo, Einstein  sostanzialmente considero’  la “meccanica quantistica” una concezione sostanzialmente incompatibile con ogni  ragionevole oggettivita’ dell’universo. In vero la critica sulla necessita di mantenere un realismo fondante della scienza per  Einstein fu molto  radicale: infatti egli  sostenne che la meccanica quantistica era da ancora considerarsi una teoria incompleta e provvisoria, che quindi avrebbe dovuto essere perfezionata dalla ricerca di  “variabili nascoste” in modo tale da permettere di descrivere la realtà oggettiva, indipendentemente cioe’ dal qualsiasi soggetto che esegua la misura su sistemi quantistici. Di fatto  tali variabili nascoste non sono mai state sufficientemente  definite e rese interpretabili  dalla successive  teorie sulla  “Relativita Generale Quantistica”.
Diversa  e’ stata la impostazione di altri scienziati che cercarono di comprendere non solo la complementarietà ma anche la completezza di relazioni tra osservato ed osservabile. Tra essi David Bhom (1917-1992) produsse una visione “Olistica della Scienza”, tendente al superamento dei limiti cognitivi della Meccanica Quantistica. Egli propose una seria riflessione sul fatto che l’universo esiste  oggettivamente ma inoltre che anche l’ osservatore non esiste in modo indipendente dall’ intero universo.  L’ Olismo – dal greco olos: il tutto, l’intero – è indice del  superamento del dualismo  tra mente soggettiva e realta’ oggettiva e quindi corrisponde all’idea che le proprietà di un sistema integrato non possono essere determinate o spiegate esclusivamente come  somma riduttiva delle sue componenti;  quindi la scienza non avrebbe potuto progredire sulla base dalla arbitraria separazione tra il soggetto e l’ oggetto della osservazione.  La visione olistica pertanto è il frutto dell’esperienza unitaria di sé stessi nell’ universo dove le diversità sono percepite come parti integranti di un tutto organico e indivisibile e quindi non localizzabile ne sul soggetto ne sull’ oggetto della osservazione. David Bohm, sostenne infatti una concezione dell’ Universo detto “Olografico” ( “Olografia” - dal greco significa “completa scrittura”).  L’universo è pertanto concepito come un immenso ologramma in movimento e tutte le cose che ci appaiono statiche e gli eventi dinamici del nostro mondo sono solo proiezioni “ordine esplicato” ) provenienti da un altro livello di base della realta’ , non localizzabile, proprio in quanto e’ tale livello fondamentale non e direttamente osservabile ma solo coscientemente concepibile ( “ordine implicato o nascosto”).
Come nell’ uomo della caverna di Platone,  la scienza  puo’ divenire cosciente di un mondo reale indivisibile, indagando sull’ universo  sotteso  alla proiezione esplicitamente osservabile dai sensi,  cosi da renderla  coscientemente re-interpretabile sulla base di un fondamento Olistico  .
Questo modello cognitivo di D. Bohm,  nacque in analogia alle proprietà di ricostruzione tridimensionale del “cronotopo” spazio-temporale  ( Crono = tempo e Topos = Spazio) di un ologramma, nel quale nulla è separato dal tutto ed ogni più piccola parte contiene sempre il tutto. In correlazione  a tale impostazione teorica, il neuropsicologo  Karl Pribram (1877-1973) dedusse che anche il cervello generasse,  nella sua capacita percettiva, delle trasformazioni olografiche nel definire la miglior prospettiva di osservazione del mondo esterno. Di conseguenza a tali impostazioni cognitive delle scienza Olistica , Mente e Materia,  divengono  inseparabilmente intrecciate in un sistema dinamico di interazione evolutiva tra il sistema vivente ed inanimato, nel quale la fonte della vita è “celata” in ogni parte dell’intero universo. Viviamo pertanto in un Universo in cui tutto è infi­nitamente interconnesso; quindi anche tutte le coscienze debbono divenire interconnesse. Questo approccio innovativo della scienza, non piu disciplinare , tenta di fatto il superamento di  ogni dualismo tra  interiore- esteriore, fisico-mentale, ecc….. in modo da correlare il mondo percettivo e significante della mente, con il mondo fisico reso manifesto dal cervello collocandolo in un unico continuum evolutivo.
Pertanto con il finire del secolo scorso la fisica principalmente mediante il contributo di D. Bohm, autore di “Wholeness and the implicate order” (Il tutto e’ l’ordine implicito), propone una nozione unificante tra soggetto e oggetto della osservazione fondata, sul superamento della impostazione meccanicista della fisica quantistica, tale da permettere una sincronia percettiva tra la osservazione delle stelle e la vita dell’ uomo.
Il nuovo paradigma della Informazione
Un nuovo modo di pensare della scienza sta quindi emergendo agli inizi del secolo XXI , nel quadro del passaggio tra l’ epoca industriale basata sulla interpretazione meccanica della fisica e la società post industriale della economia della conoscenza.
La spiegazione dei fenomeni fisici ormai  implica anche la conoscenza  del funzionamento biochimico del cervello. Iin tal senso diviene necessario riflettere, nell’ ambito di una teoria evoluzionistica del sapere , come sia stata storicamente possibile l’ attuazione di una connessione risonante  tra percezione sensoriale ed apprendimento cerebrale vista in relazione alla tradizionale  interpretazione di  eventi  fenomenici rappresentabili come eventi indipendenti succedutisi nel  mondo esterno.
Diversamente,  la percezione e la conoscenza,  secondo l’ approccio innovativo derivabile dalla primaria impostazione cognitiva di D.Bohm , vengono ad essere  il risultato di una complessa trasformazione della informazione sensoriale condivisibile con la genetica di codificazione della informazione propria di ciascuna specie. Pertanto oggigiorno si sente l’ esigenza di  definire una rappresentazione creativa dei diversi livelli di una realtà Fisico e Biologico , integrando le relazioni bio-fisiche, tra soggetto percettivo e l’ oggetto percepito. In questa prospettiva futura  della Scienza pertanto non vediamo ne significhiamo piu’ gli oggetti e gli eventi per come oggettivamente sono, ma ne interpreteremo  solamente determinati aspetti della “Informazione Attiva “ , che possono essere attivati in sincronia di fase tra gli eventi fisici e  le onde cerebrali.
Comunque dobbiamo ammettere che se tutto fosse risonante e coerentemente in fase nell’ ambito delle  interazioni tra eventi fisici e attivita’ cerebrali , espressi  in  un ambito completamente olistico , sarebbe possibile una piena conoscenza , e quindi diverrebbe possibile coscientemente il predire il futuro cosi’ come il conoscere univocamente il passato. Invece il conseguimento di un preciso grado di sincronizzazione cerebrale ( “binding resonance  function” ), con le diverse popolazioni di neuroni cerebrali , costituisce una sorta di efficiente sistema di riconoscimento specifico sensorial, sulla  base del quale  diviene possibile sviluppare la successiva  riflessione capace di  creare un rinnovato sviluppo cognitivo .

In tali condizioni genetico-strutturali , del funzionamento delle aree  cerebrali, specializzate ad esprimere determinate funzioni vitali e cognitive, il fenomeno di risonanza bio-elettrica tra onde provenienti dalla  ricezione sensoriale e le onde cerebrali  , genera quindi delle fluttuazioni coordinate tra gli atomi e molecole nei  neuroni.  Tali insiemi di neuroni coinvolti in modo sincronico,  muovendosi in fase con una maggior ampiezza e la stessa frequenza  vibrazione tendono ad abbassare il livello energetico di ogni  sistema cooperativo, cosi che la coesione energetica genera la emissione di bio-fononi , capaci di trasferire l’ informazione attivare il sistema  metabolico delle trasformazioni biochimiche. La presenza di bio-fotoni e stata rilevata come radiazione fotonica (specie specifica) ultradebole in tutti gli organismi viventi  dal gruppo di Ricerca del Prof. F.POPP che ha messo in evidenza il fatto che sebbene la intensità della corrente bio-fotonica sia estremamente debole, essa dimostra una  coerenza elevatissima la quale  conferisce  specifità al messaggio cerebrale. Pertanto  la emissione di correnti  biofotoniche ed anche di vibrazioni sonore bio-fononiche, entrambe  emesse dal cervello,  corrisponde a poter trasmettere  un insieme di messaggi di informazione per via bio-elettrodinamica.

In sostanza perseguendo un tale  modo di ragionare sulle relazioni bio-fisiche tra osservato ed osservatore , anche in seguito alle suddette recenti scoperte di bio-fotonica ,  si inizia a capire come possa essere prodotta la informazione biologica per cui diviene possibile intuire in che modo, nella evoluzione della vita, sia divenuto possibile elaborare la conoscenza (secondo vari modelli cognitivi  storicizzati) ,  proprio a partire da un sistema di interazione coerente di risonanze interagenti tra energia e materia. I bio-fotoni che  vengono  emessi  dal normale funzionamento cooperativo cellulare, costituiscono un sistema informativo ultrarapido, sia intra- che extra-cellulare. L’ allineamento sintonizzato di fasci coerenti bio- fotonici ( elettromagnetici) e bio-fononici (acustici) , permette quindi che l’ informazione biologica venga trasferita distanza, generando messaggi capaci di non acquisire nè dissipare rapidamente il loro input informativo anche durante un  tragitto relativamente ampio.
********

A  conclusione di questo breve excursus  sul tema delle SIMMETRIE e SINCRONIE  spazio-temporali nel nuovo paradigma della Informazione, sottolineiamo come la fisica sia passata attraverso una rivoluzione concettuale per la quale le nozioni di particelle e di traiettoria hanno smesso di essere fondamentali. Infatti mentre nella fisica classica il mondo fisico è stato concepito come un aggregato di oggetti, ognuno localizzato nello spazio e nel tempo, nella fisica contemporanea  ogni elemento fondamentale della realtà è co-esteso con l’intero universo e  quindi possiede una  fondamentale continuita’ (Oneness) intrinseca, che si manifesta tipicamente nelle proprieta di comunicazione  di informazione ottenibile mediante la attivita’ cooperativa risonante  delle interazioni dinamiche della tra  campi di energia e materia .

L’Universo Olistico , cosi descritto , comprendente pertanto sia il soggetto che l’ oggetto,  procedera nel prossimo futuro nel superare anche l’ ultimo dualismo tra l’ onda e la particella; infatti quest’ ultimo mantenendo separati gli aspetti fenomenici di tipo ondulatorio e corpuscolare, ancora si interpone a realizzare una rappresentazione complessivamente Olistica della  stessa essenza unitaria dell’ Universo.   Infine, rivolgendomi a quanti vorranno migliorare ed  ampliare  questa nuova dimensione cognitiva della scienza, faccio presente la necessita di far  debita attenzione al fatto che ancora  il formalismo matematico  e’  tradizionalmente  impostato sulla base di coordinate cartesiane o coordinate ad esse equivalenti. Pertanto per personale esperienza, mi sono fatto la convinzione che la matematica ancora contenga in sé la chiave di sopravvivenza del vecchio ordine della fisica meccanica. Questo determina  non poche delle difficoltà che la scienza contemporanea incontra in relazione ai propria avanzamenti creativi del sapere , poiche’ le nuove intuizioni ed idee e progetti di ricerca, rischiano di rimanere di un livello filosofico descrittivo, se non sapremo  modificare contemporaneamente  anche le logiche astratte del pensiero matematico.

BIBLIO - ON LINE

Risonanza Planetaria  : http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/co_pa215.htm
Domini di Coerenza :   http://www.mednat.org/bioelettr/coerenza_elettrod.htm
L’ Osservatore e l’ Osservazione  : http://www.direnzo.it/docs/it/peati.htm
Enciclopedia Olistica : http://www.globalvillage-it.com/enciclopedia/
Ologrammi : http://www.xmx.it/universoillusione.htm
Risonanza e bio-risonanza: http://www.health-salute.it/Biorisonanza01.htm
F.A. Popp : http://www.lifescientists.de/ib0200e_.htm
Spazio e tempo nell’ era digitale : http://www.edscuola.it/archivio/lre/spaziotempo.html
Il tempo del cervello: http://www.edscuola.it/archivio/lre/tempo.html
Immaginario e percezione visiva: http://www.applenewton.it/spazioprof/immepercezione.shtml
Dal Mondo Degli Atomi al Mondo dei BIT : http://www.edscuola.it/archivio/lre/atomi.html
Trasformazione : http://digilander.libero.it/ricercavisiva/CC/catalisi%20e%20trasformazione.htm
Pan-Genomics : http://www.edscuola.it/archivio/lre/creativita_e_vita.htm
Active Information Syncronism : http://xoomer.virgilio.it/a.i.s/Home.html

“Tempo Bidimensionale nell’Arte e nella Scienza” di Paolo Manzelli

PREMESSA :
Le necessita del cambiamento mentale sono percepite anticipatamente dall’ arte ed in seguito dalla trasformazione dei paradigmi della scienza. scienza. La tridimensionalità dello spazio e l’ unicità del tempo appartengono ad un modello di percezione cartesiana del mondo nella quale si ritiene che le immagini siano una riproduzione fedele della realtà. In vero  la percezione  umana e storicizzata  in quanto si modifica come conseguenza  della capacita creativa dell’ uomo di costruire modelli mentali innovativi di interpretazione della realta’ , infatti dobbiamo considerare’ che cio che percepiamo e’ frutto di una interattivita’ biunivoca tra “Noumeno e Fenomeno” come intui’ Kant , riferendosi al fatto che  il cervello diversamente da un sistema fotografico elabora cognitivamente la rappresentazione del mondo che percepiamo come proiezione significativa della realta’ . La percezione tridimensionale dello spazio e’ stata determinata antropologicamente dalla necessita di sviluppare facolta’ mentali di  riconoscimento della materia e del suo movimento. Tale prospettiva percettiva diventa insufficiente quando il problema epocale delle percezione immaginativa si focalizza sulla rappresentazione non direttamente percettibile della energia. Allora  la concettualita’  del modello cartesiano entra in crisi.

Di tale problematica  della necessita di un cambiamento delle relazioni spazio-temporali , si e’ resa conto per prima l’ arte . Le immagini della pittura non potevano  piu’  esercitarsi a competere con la fotografia ed il film nel riprodurre fedelmente la realtà percepita mediante una concezione  tradizionale prospettica delle visione , ma si trovavano nelle necessita di esprimere l’ energia esprimibile da  sensazioni artistiche piu’ profonde e dinamiche. La semantica della espressione uni-dimensionale e lineare del tempo esprimibile in termini “passato,” “presente” e “futuro” si associava perfettamente alla prospettiva nelle tre dimensioni dello spazio ma tale visione era divenuta insufficiente a dare una descrizione adeguata del divenire del tempo. Wassily Kandinsky (1866-1944) cosi come Paul Klee  (1879-1940)  percepirono la esigenza di espimere la energia  emotiva  superando definitivamente la dimensione prospettica in una dimensione espressionista della pittura. In particolare Kandinsky  fu affascinato dalla relazione tra la composizione musicale e quella artistica . Suono e tempo venivano cosi’ a corrispondere ad onde bidimensionali nello spazio e del tempo. Tale necessita interiore lo conduce ad esprimersi in uno stile intuitivo di una rinnovata composizione pittorica basata su proprietà non piu’ rappresentative delle percezione visiva  di tipo prospettico.

Pablo Picasso (1881-1973 ), nel periodo pittorico detto “cubista” delle sua opera, si propose infatti di smontare il sistema percettivo  spazio temporale su cui era stata  costruita la pittura accademica sulla base della definizione delle regole della rappresentazione prospettica. Prima di Picasso vari  artisti cominciarono a svincolarsi dalle  leggi della costruzione prospettica. La pittura di Paul Gauguin (1848- 1903) ha una risoluzione bidimensionale, che già la rende antiprospettica, che fu’ il risultato di una sua sperimentazione di come la cultura del tempo fosse diversa nelle molte culture del mondo. Contemporaneamente  Paul Cezanne (1839 - 1906) si impegno’ piu’ consciamente  a variare la prospettiva , in modo che le parti che compongono i suoi quadri fossero percepite da angoli di percezione diversi . L’ idea di alterare l’ unicità del punto di vista, cioe’ il principio basilare della prospettiva, collimo’ in seguito con la acquisizione della  relativita ‘ scientificamente pronunciata da  Albert Einstein nel 1905 per cui il tempo dipendendo dallo stato e dal moto dell’ osservatore, non puo’ piu’ essere sincronizzato da un unico punto di vista.  Picasso si spinse ancora piu’ in la’ nel modificare la logica prospettiva della percezione , cio’ in quanto non solo volle fornire una rappresentazione di una molteplicità di punti di vista spaziali, generati  come proiezioni bidimensionali degli oggetti , ma tese a dare contemporanea evidenza alla evocazione della forza espressiva di una realtà interiorizzata, la quale attiva  direttamente energia emotiva . In tal modo il Picasso annullo’ del tutto ogni rapporto prospettico derivante da una concezione dello spazio-tempo cartesiano, rivoluzionando in tal modo il concetto stesso di quadro portandolo ad essere direttamente una «realtà interiorizzata » e non piu’ la <<rappresentazione prospettica della realtà esterna ».  Picasso cosciente di esprimere comunque la realta’ in una differente dimensione nego’ fermamente che la sua pittura fosse astratta e percio’ disse ad un intervistatore ” nothing is abstract art, it all has to come from some where”.

IL TEMPO E LA PERCEZIONE
L’ immagine prospettica  e’ limitata dal fatto che puo’ rappresentare solo un istante della percezione. Cosi come nell’ immagine fotografica il tempo viene fissato indefinitivamente; cio’  poiche’ e’ solo un peculiare momento quello che viene ed essere fissato dall’ obiettivo ovvero dalla prospettiva di una immagine prospettica fissata sulla tela. Pertanto la prospettiva coglie un solo  punto di vista come una foto coglie solo un momento quale immagine del  fotogramma. Per dare una nuova visione non piu’ prospettica, l’ espressionismo cosi come il cubismo pittorico, propongono di esprimere artisticamente sensazioni ed osservazioni percepite da piu’ punti di vista. Salvador Dali’ (1904-1989) infine introduce nella rappresentazione pittorica un nuovo elemento: la “bi-imensionalita del tempo”. Il tempo infatti assume la dimensione duale propria di una  effettiva durata, come conseguenza del fatto che per presentare la percezione da piu punti di vista l’ osservazione non si puo’ limitare allo sguardo  di  un solo istante , ma il pittore si trova ad esprimere il rapporto temporale della persistenza dell’ immagine effettivamente percepito durante la ricostruzione emotiva e razionale della rappresentazione pittorica. Pertanto “Noumeno e Fenomeno” si intersecano, generando, nel “GUERNICA” di Picasso ,  proiezioni bidimensionali indicative di una  rivelazione della dualita’ della effettiva durata del tempo e dello spazio  prodotta dalla integrazione percettiva ed emotiva della espressione pittorica della  realtà.  La bi-dimensinalita’ del tempo assume una particolare e nuova rilevanza nel surrealismo futurista espresso da  Salvador Dali’ .Egli cambia radicalmente  il modo di concepire la “dimensione del tempo”. Le ore degli orologi molli sono diverse perche’ il tempo si dissolve e stemperandosi , non risponde piu’ concettualmente ad una successione lineare di falsi istanti, proprio in quanto tale rappresentazione non  appartiene piu’ ad una visione univoca ed inalterabile dello spazio tempo. Dali’ eredita dal cubismo il desiderio di percepire una dimensione quadridimensionale dello spazio tempo per  sbarazzarsi definitivamente dell’ eredità della tradizione e saltare al di là dell’ingessante finzione tridimensionale della prospettiva rinascimentale.

Il Tempo BIDIMENSIONALE
Appare  singolare come, in due campi diversissimi tra loro come l’ arte e la scienza , si avverta la medesima necessità di andare oltre la conoscenza empirica della realtà oggettiva, per giungere a costruire nuovi modelli di descrizione e rappresentazione di una realtà energetica , offrendo  una nuova chiave di lettura ai concetti generalmente sottesi alle teorie spazio-temporali di descrizione degli eventi. Molto spesso infatti gli artisti incorporano ed anticipano nella loro visualizzazione espressiva, concetti innovativi della descrizione scientifica, che piu’ tardi verranno resi logicamente espliciti dalle scoperte degli  scienziati. Cio’ e importante perche’ viviamo sempre piu’ in un mondo globale di percezioni virtuali , prodotte nei media dalla combinazione di onde di energia che tende a modificare il senso del reale in uno spazio tempo virtuale , in cui e possibile comunicare ed interagire senza muoversi pur attivando per via telematica il movimento meccanico a distanza con un semplice click. Tale “virtualizzazione delle realta’ “, di fatto non e possibile considerarla irreale, infatti  genera un universo virtuale parallelo a quello reale, considerato tale in quanto tradizionalmente oggettivo, facente cioe’  riferimento consolidato alla materia anziche’ alla energia ed alla informazione da noi percepita ed elaborata cerebralmente. Pertanto il cambiamento di mentalita’ e di conoscenze correlato alla rivoluzione della percezione virtuale, oggigiorno non permette piu’ di considerare il tempo come uno scorrere unidirezionale ed irreversibile degli eventi , datosi che l’ immagine virtuale, ha il potere di rendere reversibile il tempo delle immagini. La freccia del tempo appartiene ormai al comportamento della  materia, ma non piu’ a quanto si produce virtualmente come fruizione della energia. Il modello tridimensionale dello spazio-tempo visibile nei media di fatto e’ fittizio poiche’  la effettiva dimensione dello spazio in cui si osserva le immagini e’ bidimensionale ed e solo il nostro cervello che ricostruisce la prospettiva tridimensionale di fatto inesistente. L’invenzione dei media pertanto crea immediatamente uno spazio di realtà nuovo,  perché consente nuovi tipi di azioni e nuovi tipologie di percezione. I mass media rendono percepibile un mondo reale anche se intangibile , che solo a volte esiste a distanza indipendentemente da noi . In altri casi i media permettono di interagire con ambienti totalmente virtuali ( VIRTUAL REALITY) che rendono possibile percepire gli effetti di questa azione percettiva generando sensazioni del tutto simili a quelle del mondo oggettivo.
Il processo di cambiamento delle relazioni tra il  TEMPO E LO SPAZIO nella SCIENZA del Secolo XX
La riflessione su cambiamento delle  dello spazio e del tempo nelle scienza  e ancora aperta e ben lontana da una univoca conclusione. Il fatti la  scienza è una esplorazione continua di nuovi modi di pensare. Nel secolo scorso la scienza ha di fatto modificato la nostra comprensione derivante dalla fisica classica dello “spazio” e del “tempo”. Per primo Albert Einstein Einstein  comprese che considerare lo spazio come “contenitore” del mondo e il tempo come ciò “lungo cui scorre” l’esistenza, non era piu’ possibile a causa della costanza della velocita della luce .Pertanto lo spazio ed il tempo divengono entita relative unificate in un continuo tetra-dimensionale , in base al quale  non e ‘ piu possibile definire la traiettoria del moto fornendone istante per istante la posizione e la velocita’.
Interessanti furono le considerazioni sul cambiamento delle concezioni dello spazio tempo del Prof. Giorgio Piccardi (1895-1972) Direttore dell’ Istituto di Chimica Fisica della Universita’ di Firenze. Piccardi ritenne che lo spazio tempo andava considerato come composto da entita discrete a dimensione variabile . Tale idea la sviluppo’ considerando i fenomeni di trasformazione chimica. Piccardi infatti si domandava come fosse possibile spiegare la variazione della velocita di reazione effettuata da un catalizzatore. Il catalizzatore rimane inalterato alla fine della reazione, pertanto la sua presenza non incide nell’ aumentare la dinamica del moto molecolare; in considerazione al fenomeno della catalisi chimica , Piccadi concludeva che l’ aumento o diminuzione della velocita’ della reazione deve  avere una relazione con lo scambio di energia che modifica la durata e la dimensione dei quanti od atomi  di tempo. Infatti il catalizzatore permette di trovare una scorciatoia della coordinata di reazione; cio’ corrisponde a  suddividere la barriera di attivazione della reazione cosi da permettere di effettuare  un diverso percorso in cui si trovino  piu’ basse barriere energetiche. La suddivisione della energia di attivazione pertanto corrisponde a frantumare lo spazio-tempo di reazione , cosi’ come si spezza un filone di pane per facilitarne la edibilita’. Tali cambiamenti della coordinata di reazione ci dicono che le dimensioni effettive dello spazio-tempo possono modificarsi. Per confermarlo il prof. Piccardi diceva a noi studenti:  ogniuno di noi sa per esperienza, che a volte in particolari condizioni di tensione psicologica  un solo minuto non sembra passare con la solita rapidita’ ,  allora si suol dire  che il tempo non passa mai, mentre al contrario, fuori in un momento di felicita’, si puo’ dire che  il tempo e volato via. Cio’ viene a dipendere dalla azione catalitica dei neuro-trasmettitori nelle reazioni metaboliche che avvengono nel cervello . Pertanto sappiamo che il tempo biologico non e’ mai  riducibile ed una serie di istanti equivalenti, poiche’ tale concezione del tempo, come serie numerabile di istanti,  e’ di fatto solo una finzione accettabile nel caso che l’ oggetto in moto non si trasformi durante la traiettoria. Per comprovare tale riflessione Piccardi mostrava a noi studenti che le cosi dette reazioni dell’ Orologio (Clock Reaction ) il cui andamento di trasformazione e’ facilmente visibile ad occhio nudo. Tali Clock –Reaction sono chiamate cosi’ proprio in quanto  avvengono  in un tempo che rimane  il medesimo, sia che il liquido di reazione venga fortemente agitato da un agitatore magnetico, sia che non si attui nessuna agitazione durante il tempo di trasformazione. Pertanto il tempo di reazione (a temperatura e pressione costanti)  risulta indipendente dalla agitazione meccanica , e cio’ fa riflettere sulla necessita delle scienza di capire le effettive modificazioni dello spazio-tempo che avvengono durante i processi di trasformazione. Inoltre gli studi di meccanica quantistica modificarono anch’essi le concezioni tradizionali dello spazio-tempo . Infatti il “Principio di Indeterminazione” di Werner Heisenberg (1927) afferma che non e possibile misurare contemporaneamente posizione e velocita’ di una particella, poiche’ maggiore è l’accuratezza nel determinare la posizione di un particella, minore diviene la precisione con la quale si può accertarne la velocità e viceversa. Quanto sopra introduce una nuova intepretazione quantistica della complessita della realta’, la quale associa in modo complementare i due differenti comportamenti, ondulatorio e corpuscolare. La teorizzazione della duplice natura “ondulatoria e particellare” degli elementi fondamentali della natura, fu delineata in chiaramente  dal fisico teorico  francese Louis De Broglie ( 1892- 1987) ,  il quale  nel 1924 propose un’ ipotesi rivoluzionaria denominata  “DUALISMO ONDA-CORPUSCOLO”.  De Broglie ammise che un fenomeno tipicamente corpuscolare, come il movimento di una particella, fosse sempre associato ad una onda di energia , la cui lunghezza dipendeva dalla massa e dalla velocità della particella. In seguito Davisson e Germer ( 1927)  dimostrarono che gli elettroni manifestano proprieta’ ondulatorie come se fossero guidati da una onda fantasma.  Di conseguenza gli studi di meccanica quantistica rendono  possibile ammettere che in una  e limitata regione dello spazio-tempo,  spazio e tempo possano essere letti come se di fatto potessero reciprocamente trasformare  la loro natura. In seguito e’ stato dimostrato che anche fasci di atomi e molecole generano fenomeni di interferenza ondulatoria . Pertanto la doppia natura ondulatoria e corpuscolare della materia stabilita dall’  ipotesi di De Broglie, fu confermata da tutti  i successivi esperimenti di diffrazione della materia, i quali  pertanto  fecero  superare la concezione sulla cui realtà la fisica classica non aveva mai dubitato e cioe’ che i fenomeni ondulatori e quelli corpuscolari fossero da considerati assolutamente distinti in quanto  rispondenti a strutture spazio temporali non equivalenti.  Ora invece, essi apparivano complementari come fossero due facce di una stessa medaglia. Pertanto  la materia cominciava a perdere una parte della “corporeità tangibile” definita da tre coordinate spaziali ed una direzione temporale, che  era da sempre stata attribuita alla materia , per descriverla nello spazio-tempo cartesiano.  In seguito alla interpretazione della “Meccanica Quantistica”, la concezione dello spazio tempo cartesiano rimase pertanto applicabile solo al  di aggregazioni macroscopiche della materia . In relazione al macro-cosmo, si puo infatti ritenere che  l’ impulso  dell’ onda associata  alla singole particelle aggregate in  un sistema macroscopico , non riesca ad assume un aspetto coerente di insieme tra le  varie complementarieta’ tra onde e corpuscoli elementari. Pertanto con una simulazione virtuale, posiamo immaginare che il sistema molecolare aggregato a livello macroscopico come materia ( ad es una palla da tennis)  si venga a trovare a ribalzare in una piscina dello spazio-tempo in cui le onde associate alle particelle sub atomiche o atomico-molecolari non generano  la energia necessaria  per far uscire la palla da tennis dalle onde in movimento, cioe’  cosi da poter  uscire dalle condizioni dello spazio tempo cartesiano definite dalla larghezza , lunghezza e profondita delle piscina. La palla in tal modo non riesce a superare la barriera di energia  potenziale che ne impedisce la trasformazione . Pertanto solo nel caso di strutture macroscopiche  della materia,  si mantiene la possibilita di trattare lo spazio tempo cartesiano come fosse paragonabile ad un contenitore stabile in cui avviene il movimento di entita’ atomico-molecolari , di grandi dimensioni che rimangono identiche e se stesse durante il moto.  La dimensione cartesiana dello spazio tempo misurabile come larghezza (S1) , lunghezza (S2) ed altezza (S3) e Tempo Lineare (T) ,  invece non ha piu’ alcun valore se viene associata alla interpretazione delle dinamiche delle trasformazioni relative al mondo miscoscopico degli atomi e delle molecole.
Note le precedenti  sintetiche riflessioni sulla scienza  del secolo XX ,  resta aperta la domanda di come sia possibile immaginare come  il  tempo si trasforma  in  spazio e viceversa  ????
Rammentiamo che il modo con cui  abbiamo pensato lo spazio  riguarda la misura di distanze che permangono fisse viste in relazione cioe’ ad eventi statici. Il modo in cui abbiamo pensato  il tempo e quello di una estenzione lineare della traiettoria percorribile nello spazio, corrispondente all’ intervallo in cui una sezione del sistema considerato e’ in  movimento ad una data velocita’. Il tempo e’ quindi  la misura relativa a tale intervallo. La relativita’ di Einstein (1905) ha in seguito permesso di considerare superato definitivamente il carattere assoluto della distinzione tra spazio e tempo che e stata propria della fisica classica. La difficoltà concettuale che e’ rimasta  ancora da superare e’ quella  relativa alla concezione di spazio-tempo, quando le distanze non sono piu’ statiche perche’ si trasformano nel tempo.  Nel caso delle trasformazioni pertanto non e’ piu possibile  pensare il tempo come una freccia unidirezionale, proprio in quanto, la concezione del tempo  uni-dimensionale, determina la necessita’ di concepire il futuro come una progressiva estensione lineare del passato . Un diverso futuro prodotto da una trasformazione , necessita invece di considerare il tempo come “bidimensionale”, in quanto la bi-dimensionalita del tempo rende possibile ottenere una risultante temporale con una diversa orientazione nello spazio ed una differente durata del tempo.  Tale modifica concettuale relativa alla “bi-dimensionalita del tempo”, in vero  non ancora ben definita delle concezioni scientifiche contemporanee , ma comunque la necessita di tale cambiamento cognitivo va’ vista come conseguenza della esigenza contemporanea di attuare un passaggio epocale tra la societa’ industriale e la futura societa’ della economia della conoscenza.  A tale proposito possiamo ricordare  che in tutte le epoche in cui e’ stato realizzato un profondo cambiamento della struttura  produttiva, si e’  determinato anche un cambiamento delle concezioni dello spazio e del tempo . Cio’ e’ avvenuto durante tutti i  precedenti passaggi  storicamente evolutisi di modifica sostanziale della  struttura socio-economica, cosi come si e’ avverano nelle transizioni  tra la societa cacciatrice, agricola ed industriale nelle quali  il tempo e stato concepito rispettivamente come alternanza, come andamento ciclico e come sviluppo lineare.  Infatti ogni  cambiamento storico dei  sistemi di produzione corrisponde ad una modificazione delle relazioni spazio-temporali del lavoro e delle organizzazione della vita sociale. Ricordiamo inoltre come, tale esigenza di riconversione cognitiva delle relazioni tra spazio e tempo,  fosse gia’ compresa in modo lungimirante fin dalla mitologia dell’ antica grecia. Urano, Crono, e Zeus  rappresentarono nelle mitologia greca tre cicli delle conoscenze di interpretazione dello spazio – tempo.  CRONOS ( Saturno per i Romani) , figlio di Urano (il Cielo) e di Gea la Terra , per prendere il potere nella sua epoca dell’ Oro , eviro’ il padre , cosi che non potesse avere altri figli ed uccise tutti i suoi figli avuti precedentemente da sua sorella Rhea, eccetto Giove (Zeus), poiche’ Rhea riusci a salvarlo . Zeus, rappresento’ la seconda generazione del potere sul tempo e dello spazio nel cosmo e sulla terra, nella successiva eta’ del ferro . Anche Zeus combatte’ il padre Cronos e lo esilio’ lontano nel cielo incatenandolo in modo che non potesse piu’ nuocere con il suo modo di gestire il mondo mediante le concezioni  dominanti tra spazio e tempo che erano state proprie dell’ antica  eta’ dell’ oro. L’ eta’ dell’oro fu superata infatti quando PROMETEO rapì dall’officina di Vulcano una favilla di fuoco (fino ad allora riservato agli Dei) e ne fece dono agli uomini, affinché potessero giovarsene per plasmare il ferro in acciaio e vincere con le arti della fusione dei metalli, le guerre e le difficoltà di lavoro della vita agricola.  La punizione di Giove fu terribile: Prometeo fu legato con catene di ferro ad una rupe del Caucaso, dove ogni giorno un’aquila scendeva su di lui a rodergli il fegato, che sempre rinasceva ad eternare la sua pena. Ciononostante  la società degli uomini era divenuta produttiva ed i criteri di dominio sullo spazio ed il tempo in cielo e sulla terra erano cambiati . Zeus  quindi rappresento’ questo nuovo ciclo di trasformazione sociale ed economica causato dal fatto dell’ aver innescato l’ uso del  potere del fuoco nello sviluppo della societa’ degli uomini .

. Pertanto  in ogni epoca di transizione, sia la scienza e che l’ arte e piu in generale la cultura, elaborano  e comunicano di un cambiamento della concezione dello spazio e del tempo. Ritornando a noi che stiamo vivendo nell’ epoca in cui sta avvenendo un profondo cambiamento tra la societa’ industriale nella nuova societa’ della economia della conoscenza,  possiamo tentare di intepretare una traccia della trasformazione concettuale a riguardo del cambiamento delle precedenti concezioni sulle  relazioni tra spazio e tempo . Sappiamo infatti che la materia e energia condensata nelle quale gli atomi vibrano  attorno a stabili condizioni di equilibrio dinamico, visibili a livello macroscopico come strutture stazionarie.  Quando  l’ampiezza di  vibrazione di equilibrio viene ampliata, ad es per un fenomeno di risonanza, allora   possiamo ammettere che mentre la oscillazione vicina all’  equilibro e’ assimilabile ad una posizione (quasi) fissa nello spazio, viceversa  la  una ampiezza di vibrazione assai maggiore,  la distanza puo’ essere re-interpretata come oscillazione nel tempo.
Il dualismo onda-particella, afferma che le particelle elementari (elettrone, protone, ecc) mostrano una duplice natura, sia corpuscolare che ondulatoria,  esattamente come i fotoni luminosi ovvero i quanti vibrazionali (fononi). Tale dualismo anziche’ essere concettualizzato come antagonismo ,  puo’ essere risolto. Tale risoluzione e’ ottenibile pensando che  l’ aumento della ampiezza vibrazionale  possa  essere descritto mediante la trasformazione di una coordinata spaziale, del quadri-vettore  relativo alla descrizione della particella materiale  (S1,S2,S3,T) , in una coordinata temporale. Tale trasformazione di una coordinata spaziale (S) in una Temporale (T), rende concepibile  capire come  la particella venga  trasformata in onda di energia a cui corrisponde la seguente composizione del quadri-vettore spazio-tempo  (S1,S2,T1,T2). Cioe’  il quadri-vettore associato all’ onda di energia diventa cosi’ costituito da un BIT di informazione spaziale (S1,S2 ) ed un BIT di informazione temporale (T1,T2) . Ragionando pertanto sulla base di tale ipotesi di trasformazione spazio-temporale , la “Bi-dimensionalita’ del Tempo” intuita in campo artistico, diviene attuabile per tramite della precedente concezione delle trasformazioni associate alla risoluzione del dualismo tra onda-particella. Tale intepretazione  dei possibili cambiamenti delle relazioni spazio tempo  conduce a considerare la energia vibrazionale,  come fosse strutturata in forma di  membrane (Branes)  “bidimensionali nello spazio e nel tempo” . Tali membrane  quando collidono con la materia assumono una dimensione spazio-temporale cartesiana , generando fotoni, o fononi od altre particelle di energia le  quali pertanto assumono una struttura spazio-temporale equivalente a quella delle particelle materiali, cosi da poter ottimizzare le loro condizioni di interazione tra energia e materia. Da questo modo di ragionare basato sulla possibilita di trasformazione della concezione dello spazio in tempo e viceversa , la energia associata all’ onda incidente ( Brane) va’ ad assumere nella interazione con la materia ,  la stessa forma spazio-temporale di una particella materiale , la quale  possiede una  unica direzione temporale e tre coordinate spaziali. A partire da tali semplici considerazioni si puo’ ritenere ad esempio che sia possibile effettuare il “tele- trasporto” di una onda associata ad una particella, proprio in quanto si puo trasformare un fotone nella sua componente associata come onda . Quest’ ultima essendo  definita da  due bits spazio-temporali, che ne costituiscono la informazione, puo’ divenire  trasferibile sia nella direzione del passato che del futuro in quanto il “Brane” e’ un sistema chiuso percorribile nelle due direzioni.  Differentemente il tele-trasporto delle particelle materiali , diviene praticamente impossibile in quanto la trasformazione di una componente dello spazio in una dimensione temporale della onda associata alla particella risulta essere inconvertibile , proprio in quanto tale trasformazione destabilizzerebbe in modo irreversibile la energia del sistema condensato come materia.
In conclusione bisogna ammettere che le vecchie concezioni dello spazio e del tempo,  hanno ormai perso ogni significato tradizionalmente acquisito, ed oggi si comincia a percepire la necessita di un cambiamento nel quale il senso del reale va costantemente posto in relazione a cio’ che e’ virtuale. La realtà pertanto diviene eterogenea cosi come come di fatto e’ molteplice la relazione tra onde di energia e le particelle che costituiscono la base fondamentale delle interazioni tra materia ed energia.  Infine queste brevi riflessioni sulle capacita dell’ arte e della scienza di collimare come espressioni complementari  di un cambiamento storico delle concezioni che rendono significativa la percezione umana  dello spazio e del tempo, le riteniamo importanti ed aperte ad una fertile discussione tra artisti e scienziati , proprio al fine di  sviluppare  una  piu’ cosciente interazione tra arte, scienza e creativita’,  cosi da realizzare una accelerazione catalitica del cambiamento cognitivo, ancora oggi non definitivamente concluso , ma che comunque si fonda  su una riflessione basata  su una profonda modifica della interpretazione delle relazioni spazio temporali nella evoluzione della intelligenza umana , quale fenomeno determinante della transizione tra la vecchia ed obsoleta societa’ industriale e la nuova società della conoscenza.

BIBLIO – ON LINE
SUONO e TEMPO : http://www.edscuola.it/archivio/lre/suono_tempo.html
Il Tempo del Cervello : http://www.psychomedia.it/pm/science/psybyo/braintim.htm
Mappe Mentali ed Internet: http://www.edscuola.it/archivio/lre/mappemen.html
Spazio e tempo nell’ era digitale: http://www.cronologia.it/mondo08b.htm
CAOS , COSMOS, CRONOS : http://www.senzapaura.it/paolomanzelli2.htm
Dal Mondo degli atomi al mondo dei bit : http://www.psychomedia.it/pm/telecomm/telematic/manzelli.htm
Le Tracce del Tempo : http://www.edscuola.it/archivio/lre/le_tracce_del_tempo.htm
Reazioni chimiche e cosmologia: http://www.zoomedia.it/Firenze/cultura/scienze/on_ns/approfondimenti.html
Il Tempo Come Coordinata: http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep6/ep6-picc.htm
ECONOMIA della CONOSCENZA: http://www.edscuola.it/archivio/lre/eccon.html
ECONOMIA della CONOSCENZA CONDIVISA: http://www.edscuola.it/archivio/lre/econdiv.html
LUMINESCENT CLOCK – REACTION-MOVIE: http://chemed.chem.purdue.edu/demos/main_pages/22.7.html
CUBISMO : http://www.francescomorante.it/pag_3/309a.htm
GAUGUIN: http://www.artonline.it/biografia.asp?IDArtista=1
CEZANNE : http://www.expo-cezanne.com/
KANDINSKY: http://www.artcyclopedia.com/artists/kandinsky_wassily.html ; http://www.swif.uniba.it/lei/filmusica/fmprospkandinsky.htm
DALI’ : http://www.babelearte.net/tipomuseo.asp?arid=381&quadroid=1520
Relativita Spazio-Tempo : http://www.arrigoamadori.com/lezioni/Miscellanea/SpaTemEinstein.htm
LUIS DE BROGLE : http://nobelprize.org/physics/laureates/1929/broglie-bio.html
Gallerie grafiche della quarta dimensione http://www.lactamme.polytechnique.fr/Mosaic/descripteurs/Galerie_GeneralitiesVisualization.FV.html
http://www.lactamme.polytechnique.fr/Mosaic/descripteurs/demo_14.html
A VIRTUAL SPACE-TIME TRAVEL MACHINE: http://www.lactamme.polytechnique.fr/
Resonance Fine Art : http://www.ericjhellergallery.com/index.pl?page=category;catid=0
Fractals : http://www.fractal.org/Julius-Ruis-Gallery/Index-Gallery.htm
Molecular art gallery : http://www.igc.ethz.ch/molart/ecm/ecm5b2d.html
The Art of Science : http://www-ucdmag.ucdavis.edu/su97/Gallery/Gallery.html
Science in 3D : http://www.sciencegl.com/3Dsurf/Shots/screenShots.htm

Close
E-mail It